La Pupazza si racconta

Un Natale Movimentato

1. Milano, Piazza del Duomo

La vigilia di Natale di otto anni fa ero in viaggio sul treno notturno Milano-Lecce. Dopo dieci estenuanti ore, la voce metallica annunciò finalmente l’arrivo alla stazione di Lecce. Il treno era in orario, ma io ero prevedibilmente irritata: colpa dell’aria condizionata, che mi aveva provocato un terribile mal di testa. Presi la valigia e guardai fuori dal finestrino: mio padre, con la sua inconfondibile chioma, era già lì ad aspettarmi. Bacio, abbraccio e la domanda di rito: “Lo vuoi il pasticciotto?”. Ci avviammo verso il bar, ma il mio telefono squillò.

“Pronto, parlo con la Pupazza? Sono il commissario Lecci.”

Sobbalzai. Oddio, che ho combinato? pensai spaventata, mentre mio padre ordinava due caffè.

“Ti sto chiamando perché abbiamo posizionato sei barriere di cemento in piazza Duomo, i new jersey, e tu sei stata scelta insieme ad altri cinque artisti per dipingerne uno.” Sospirai di sollievo: per fortuna non era successo nulla di grave.

2. Milano Piazza del Duomo

“Ti informo che non verrai retribuita…” proseguì tutto d’un fiato, “però utilizzerai le bombolette che abbiamo sequestrato ai writer. E non immagini quante ne abbiamo, con tutti quei ragazzini che fanno i tag sui muri!”

L’idea mi sembrò subito interessante, ma era tecnicamente impossibile partecipare. “Grazie per l’invito, ma devo dire di no…” risposi affranta. “Sto tornando a Tricase, il mio paese.”

Lui, evidentemente convinto che Tricase fosse in provincia di Bergamo, rispose con disarmante semplicità: “Ebbè, torna indietro, no?”

La frase mi parve folle, eppure, nel giro di due minuti, si trasformò in un biglietto Lecce-Milano, comprato direttamente in stazione. Mio padre, incredulo, tornò a casa con la mia valigia, mentre io, dopo mezz’ora, ero di nuovo sul treno per Milano.

Altre dieci ore di viaggio, la solita aria condizionata e un mal di testa ancora più devastante. Ma arrivai a Milano in tempo: erano le sette di sera quando presi un taxi per piazza Duomo. Un uomo mi sorrise da lontano: era il commissario Lecci. “Ti vedo bella pimpante” disse, porgendomi uno scatolone pieno di bombolette.

“Sta scherzando?” risposero direttamente le mie occhiaie.

3. Milano, Piazza del Duomo

Mi guardai attorno: cinque artisti erano già al lavoro sui new jersey. “Loro stanno qui da stamattina” mi informò il commissario con una certa allegria. Sembrava soddisfatto dei lavori in corso. Non persi tempo: iniziai a dipingere il mio bel blocco di cemento lungo più di cinque metri.

“Mamma mia, come sei veloce!” esclamò incredulo il commissario, appostato dietro di me. In effetti, dopo appena un quarto d’ora, il mio Semaforofrutta era ultimato, con tanto di firma nell’angolo sinistro.

Scattai una foto, salutai il commissario, ringraziai le bombolette e me ne andai.

Mentre salivo sul taxi, notai gli sguardi sbigottiti degli altri artisti. Mi guardavano come se fossi un alieno: per loro, quel quarto d’ora di lavoro era stato appena il tempo della pausa caffè-sigaretta. Presi il treno-notte delle 20 e la mattina dopo ero di nuovo a Lecce. Avevo percorso 4.000 km in meno di 24 ore. Era Natale. E avevo il mal di testa più scellerato della mia vita.