Elena Vukosavljevic

L’Arte de La Pupazza è universale.

Ho ripensato al momento in cui ci siamo conosciute quasi dieci anni fa. Io, neo-laureata che lottava per farsi spazio all’interno del complesso mondo dell’arte contemporanea milanese e lei, street artist che tappezzava la città con le sue figure iconiche e tanto amate dai cittadini. Pur avendo collaborato per diverso tempo non siamo entrate subito in sintonia, distratte ognuna dalla propria ricerca costellata da ingombranti presenze. Ci siamo incontrate di nuovo solo recentemente per la sua mostra Molto Sugo a Milano: qui le nostre anime creative si sono viste per la prima volta.

All’inizio rimanevo stupita dall’ammirazione genuina che i collezionisti le dimostravano, non volevano “solo” acquistare un quadro, pareva volessero appartenere a tutti i costi al mondo magico raccontato dalla street artist. E come dar loro torto: non è forse affascinante un luogo dove tutto è possibile? Vi dirò che non mi dispiace una città dove ad ogni semaforo rosso nasce una pizza margherita!

Dopo quasi quindici anni di esperienza nel settore non sono più stupita di aver ritrovato questo scambio sincero tra artista e fruitore durante l’ultima personale a Milano. E’ tipico senza dubbio dei grandi artisti riuscire a comunicare in maniera spontanea il proprio messaggio, tanto da creare un rapporto così viscerale con i proprio collezionisti.

Cosa rende, quindi, la sua arte universale?

La Pupazza vede il mondo attraverso una lente personalissima che trasforma il visibile e lo interpreta come un universo colorato dove tutto si evolve, tutto si trasforma, tutto si muove; un’arte “funny” all’apparenza, ma che – nello stesso momento – nasce da un percorso interiore dell’artista fatto di accettazione della propria diversità, non privo di attimi tormentati. La sua creatività è urgente, esplode su qualsiasi supporto come se fosse un gesto necessario alla sua stessa sopravvivenza. Dipingere è per la Pupazza essenziale, come respirare. La Pupazza è nello stesso momento sacerdotessa egizia – che sembra irraggiungibile e persa in un’altra dimensione – e artigiana operosa e dinamica, che si sporca con i colori nutrendosi dell’energia della terra.

La profondità della sua esperienza soggettiva tocca un terreno comune: è questa autenticità a renderla comprensibile su scala universale. L’osservatore percepisce la schiettezza del suo fare artistico e si sente coinvolto nel profondo, grazie a quella scintilla genuina che nasce dall’empatia estetica. Come analizzò Schopenauer, l’arte è una finestra sull’essenza universale dell’esistenza, resa possibile dall’espressione individuale.

Siete quindi tutti i benvenuti a farvi un giro a Bollelandia: La Pupazza vi aspetta!

Elena Vukosavljevic